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15/11/2004
Pragmatica Ottobre 2004

Investire in istruzione chiave dello sviluppo
La strategia della Fondazione Rita Levi-Montalcini

Rita Levi-Montalcini, nata a Torino nel 1909, si laurea in Medicina presso l’Istituto di Anatomia Umana dell’Università di Torino. Fin dai primi anni universitari si dedica agli studi sul sistema nervoso. Le sue ricerche le hanno consentito di identificare il fattore di crescita delle cellule nervose (Nerve Growth Factor, noto con l’acronimo NGF). Scoperta questa che le valse poi, nel 1986, il Premio Nobel per la Medicina. Dedica tutt’ora gran parte del suo tempo alla ricerca presso il laboratorio di Neurobiologia del CNR a Roma. Dal 1993 al 1998 presiede l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana ed è membro delle più prestigiose accademie scientifiche, quali l’Accademia Nazionale dei Lincei, l’Accademia Pontificia, l’Accademia delle Scienze, la National Academy of Sciences e la Royal Society. E’ presidente onorario dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla. Partecipa a tutt’oggi all’attività scientifica ed è impegnata nel campo sociale attraverso la Fondazione Rita Levi-Montalcini Onlus della quale è presidente e che ha lo scopo d venire in aiuto alle giovani donne dei Paesi dell’Africa nell’alfabetizzazione e nell’istruzione. Il 1° agosto 2001è stata nominata Senatore a vita. Autrice di numerose pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali nel settore delle neuroscienze e di volumi scientifici: Il messaggio nervoso (1974); NGF: apertura di una nuova frontiera nella neurobiologia (1987) e The Saga of the NGF. Nel 1987 pubblica l’autobiografia: Elogio dell’imperfezione, il tuo futuro (1993), Senz’olio contro vento (1996), L’asso nella manica a brandelli (1998), La galassia mente (1999), Cantico di una vita (2000), Un Universo inquieto (2001), Tempo di mutamenti (2002), Abbi il coraggio di conoscere (2004).
Perché questa particolare attenzione verso le donne dell’Africa? Sono donne creative, efficienti, entusiaste: costituiscono una immensa e negletta risorsa umana per Paesi dove ogni giorno si lotta per la sopravvivenza. Credo fermamente che se le donne africane avessero la possibilità di istruirsi e di occupare nella loro società posizioni tradizionalmente riservate agli uomini, potrebbero contribuire a migliorare la situazione africana, anche sotto il punto di vista socio-politico.
Le donne non sono corresponsabili della loro emarginazione sociale nei Paesi più poveri? Tutt’altro. Il mancato accesso alla istruzione non è dovuto soltanto alla carenza o alla distanza delle strutture educative. Nelle famiglie, quando si tratta di scegliere i bambini da mandare a scuola si privilegiano quelli di sesso maschile.
Ci può accennare alle iniziative della sua Fondazione? Qualche esempio. Abbiamo erogato congrue borse di studio quinquennali a giovani donne etìopi che poi potranno accedere alle scuole superiori o all’Università di Addis Abeba. Inoltre, sono state assegnate borse di studio a neolaureate perché si specializzino nella ricerca relativa alle patologie del sistema nervoso. Nel continente africano le malattie neurobiologiche gravi mietono ogni anno centinaia di vittime ...
Non c’è l’eventualità che queste neolaureate e specializzate migrino all’estero? E’ da escludersi. Le borse di studio sono state assegnate per studiare nei propri Paesi di origine, le studentesse che usufruiscono di borse di studio per corsi all’estero hanno la condizione di lavorare in patria.
Atri interventi? La Farnesina si è fatta carico, attraverso la nostra Fondazione, di alcune borse di studio in favore di ragazze africane per corsi di specializzazione o stages in Italia. In Mozambico altre diciassette ragazze usufruiscono di corsi universitari in varie discipline. E’ nostro intendimento creare una classe ben qualificata (dottorato, post-dottorato) di giovani donne africane pienamente in grado di assumere incarichi di responsabilità, e non soltanto nel settore scientifico. Sono ormai più di duecento le ragazze africane cui la Fondazione ha dato modo di accedere ad un futuro migliore per loro e per gli altri.
Come avvengono le scelte? Ogni selezione si effettua sul posto, è molto accurata, si avvale di esperti di sicura affidabilità, implica l’impossibilità di dispersione di fondi stanziati.
Questo per quanto concerne la formazione superiore e professionale. E il problema, basilare, della alfabetizzazione?
La Fondazione ha attivato programmi di alfabetizzazione e di istruzione primaria per bambine e giovani donne di numerosi Paesi: Costa d’Avorio, Eritrea, Kenia, Madagascar, Niger, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo. Ed altre iniziative sono in vista.
Si tratta indubbiamente di una operazione umanitaria complessa e grandiosa ... Gli scopi della Fondazione da me presieduta non hanno soltanto uno scopo umanitario, ma anche quello di impedire che le tragiche condizioni di tanti popoli provochino migrazioni di massa e sollevino altri sconvolgimenti a livello globale. La creatività e l’efficienza organizzativa già dimostrate dalle donne africane potranno innescare meccanismi di trasformazione sociale: meccanismi essenziali per loro stesse e per tutto il genere umano. Queste donne saranno finalmente in grado di assumere posizioni direttive sul piano sociale, politico, scientifico, ed anche sul piano educativo nei confronti dei giovani delle generazioni future.
L’attività della sua Fondazione intende mettere in moto una articolata catena di contraccolpi positivi sul piano mondiale? Come il battito di ali di una farfalla nella foresta dell’Amazzonia può provocare, anche a distanza di tempo, un uragano al polo opposto del globo, allo stesso tempo le finalità della Fondazione Rita Levi-Montalcini onlus mediante l’assegnazione di borse di studio alle donne, nelle più critiche situazioni locali dell’Africa, possono innescare meccanismi di trasformazioni radicali e vantaggiose per il mondo intero. Massimo Olori



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